
I più giovani ricordano Alex Zanardi come un grande interprete della handbike e, più in generale, come uno dei principali testimonial dello sport paralimpico. Un grande campione, simbolo dello sport italiano, in grado di vincere in carriera ben quattro ori e due argenti tra i Giochi Paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016, oltre a numerosi titoli mondiali e nazionali. Ha scritto pagine e pagine di storia, scritto decine e decine di record, rendendosi simbolo di forza e resilienza, oltre che grande fonte di ispirazione per sportivi e non solo.
La carriera di Alex Zanardi, però, comincia in pista. Prima del tragico incidente del 2001 nella Cart, categoria in cui aveva già vinto due titoli mondiali, l’italiano aveva già vissuto alcune stagioni in Formula 1. La passione per i motori lo ha portato fino alla madre di tutte le competizioni automobilistiche, dove ha corso per 5 stagioni tra Jordan, Minardi, Lotus e Williams. Proprio in quelle occasioni, Zanardi ha avuto modo di conoscere bene Eddie Jordan, venuto tristemente a mancare proprio nelle scorse ore.
Addio Eddie Jordan, il ricordo commovente
Fu proprio Eddie Jordan a portare Alex Zanardi in Formula 1 nel 1991 nella scuderia di sua proprietà e dopo le ottime prestazioni mostrate in F3000. Serviva uno che sostituisse Schumacher, che era in procinto di passare alla Benetton, e Jordan decise di puntare proprio sull’italiano. Un bellissimo ricordo del rapporto tra i due è presente proprio nel libro autobiografico “…però, Zanardi da Castel Maggiore!”

Nel passaggio in questione, Zanardi ripercorre i momenti dei suoi esordi in Jordan, le prime ansie da prestazione, e l’enorme stress fisico di… dover trattenere la pipì. Sì, fu proprio questo uno dei principali problemi dell’italiano al debutto in F1, che riuscì tuttavia a portare a termine la sua prima gara evitando di andare sui cordoli seghettati del Montmelò che non facevano altro che torturare la vescica. Alla fine furono quasi tutti soddisfatti, tranne Jordan che si aspettava probabilmente qualcosa di meglio del nono posto.
Poi, Zanardi racconta un particolare aneddoto: “Jordan si prese una parziale rivincita su Briatore nel successivo Gp del Giappone. In meno di dieci giri ero risalito dal tredicesimo al quinto posto: Senna era in testa, seguito da Mansell, Berger, Patrese e da me. Fu quando, nella mia rimonta, superai Schumacher che andò in scena la piccola rivincita di Eddie. Il quale dal suo muretto box si girò verso quello della Benetton chiamando “Briatoriii” e mostrandogli il dito medio alzato. Purtroppo quel gesto portò male perché il giro seguente, uscendo dal tornantino, mi si bloccò il cambio in prima marcia. Era un difetto congenito della vettura, era successo altre volte”.