In una corsa scudetto punto a punto, è evidente che ogni partita sia decisiva, fin troppo banale dirlo. Del resto l’Inter non è avanti con distacco per i punti persi con Monza e Genoa, e il Napoli non è in fuga per la sconfitta contro il Verona. Ma se tutte le partite valgono 3 punti, è altrettanto fin troppo evidente che certe partite sono più uguali delle altre. Per la tipologia di avversario, per le conseguenze soprattutto, ma anche per il contesto.
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Il Napoli arriva in condizioni che nessuno ma proprio nessuno si sarebbe aspettato: 2 punti contro Roma e Udinese, quando sembrava ne arrivassero 6 facili. E se contro la Roma meritava di più, contro l’Udinese invece ha finito per appiattirsi e incredibilmente i friulani sono usciti assolutamente comodi nel pareggio. A questo si aggiunge la tegola di David Neres, che da Napoli dicono possa stare fuori fino a fine marzo, ma in verità c’è la speranza che recuperi in tempo per l’Inter. C’è una involuzione nel gioco di Conte, e questo non era previsto, ma visto che in verità per tre tempi su quattro contro Roma e Udinese il Napoli ha fatto quello che doveva fare, il problema allora non è di gioco ma psicologico. E questo se vogliamo è ancora più sorprendente per una squadra di Conte, e per questo Napoli particolarmente di Conte.
Dall’altro lato c’è l’Inter che 10 giorni fa ha subito la sconfitta statisticamente più pesante degli ultimi 6 anni, che ha reagito da par suo lunedi, ma che a ben vedere pur con tutta la ferocia ha dovuto faticare fino all’ultimo per avere ragione della Fiorentina. La verità è che non si può tirare la carretta per due anni consecutivi quando il tuo regno si basa sul bel gioco e il dominio e non la speculazione, e l’Inter comincia a mostrare la corda del dover sempre andare al massimo. In più, che ce la faccia a scendere in campo o meno, contro la Juventus ci sarà in ogni caso al massimo un Marcus Thuram a mezzo servizio, e per l’MVP del campionato finora è una condizione particolarmente limitante, e ancora di più per l’Inter ovviamente che ancora deve aspettare il miglior Calhanoglu.
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Per questo Juventus-Inter e Lazio-Napoli possono orientare la corsa scudetto. Il derby d’Italia capita in mezzo a una settimana delicatissima di Champions per la Juve, che ha risolto molto poco dei suoi problemi di calcio, però bisogna riconoscerle quantomeno di essere cresciuta nel carattere, quello che le ha fatto vincere una partita che meritava di perdere come quella contro il Como, e vincere quella con il PSV dove c’era il rischio che gli eventi le facessero crescere la paura nel corso della gara. Sarà una Juve sparagnina, che consegnerà il gioco all’Inter per colpirla in contropiede, supportata da un ambiente che ribolle. E a ben vedere, questa condizione tattica l’Inter la soffre particolarmente. A Firenze aveva sulla carta tutto a favore, e si è fatta mettere nel sacco dalla motivazione della Fiorentina e proprio dallo schieramento a testuggine che l’ha sfiancata in contropiede. Per Inzaghi sarà necessario aumentare i giri, Thuram o non Thuram, e non pensare inconsciamente e pericolosamente di essere superiore.
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Allo stesso modo il Napoli deve esorcizzare prima le proprie paure ancora prima delle geometrie e del ritmo della Lazio, comunque particolarmente indigeste al Conte 2024-25. C’è però una nuova variabile buttata sul tavolo della stagione, perché Conte varerà un 3-5-2 vero, vestito che lui ama e visti i giocatori a disposizione particolarmente adatto, con Raspadori seconda punta e Politano esterno sinistro, e rientro di Buongiorno in difesa. Ma la Lazio si trova nella invidiabile posizione di giocare senza pressioni e paure, e una volta tanto preparandosi tutta la settimana solo per una partita.
Per questo dovete pensare alle conseguenze. Se l’Inter tornerà con i 3 punti da Torino, prima che ricominci la sua girandola di infrasettimanali pesanti, allora sentirà gonfiare il petto della sicurezza per affrontare gli ultimi 3 mesi di competizione al meglio. Se il Napoli espugnerà l’Olimpico dopo 2 sconfitte su 2 in stagione contro Baroni, avrà la convinzione di essere più forte delle difficoltà, degli avversari e degli infortuni. Una convinzione che sembrava scontata, tanto più con Conte, ma che le ultime due settimane hanno incredibilmente rimesso in discussione. E se una delle due tornerà vincitrice, con l’altra fermata su pareggio o sconfitta, immaginate come la sensazione si moltiplichi esponenzialmente. Del resto, e le ultime 2 settimane lo confermano, puoi parlare di mercato, Var o quello che vuoi, ma gli scudetti si vincono prima di tutto con la testa.