Terribile lutto nello sport italiano: tifosi in lacrime

Addio al Principe del ciclismo tricolore: dopo una lunga malattia, se ne va all’età di 76 anni lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile

Ci sono pagine di sport (e di vita) che non vorresti mai chiudere, personaggi che vorresti vedere sulla scena per sempre.

Candele
Terribile lutto nello sport italiano: tifosi in lacrime – Sportitalia.it

Che si tratti di tirare calci ad un pallone, mettere la propria vita a repentaglio al volante di una monoposto o sfrecciare a tutta velocità pedalando a più non posso, i protagonisti dello sport assurgono spesso al ruolo di eroi. C’è chi si prende la scena, ma anche chi lavora dietro le quinte e fa sì che quegli eroi diventino tali. Era uno di questi Gianni Savio, manager di lungo corso del ciclismo, capace di scoprire talenti assoluti.

Savio è morto all’età di 76 anni, lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile. Nato a Torino il 16 aprile del 1948, è venuto a mancare il 29 dicembre dopo una lunga malattia. La sua vita è stata dedicata per oltre la metà al ciclismo: 40 anni da manager delle due ruote, scopritore di grandi talenti, anche ct di due nazionali (Colombia e Venezuela) capace di portare a casa un titolo iridato a cronometro con Botero nel 2002.

Addio a Gianni Savio, il principe del ciclismo

Savio ha ereditato la passione per il ciclismo dal nonno Giovanni Galli, campione italiano ad inizio dello scorso secolo. La sua carriera da manager inizia negli anni ’80, precisamente nel 1985 quando seguì il corso della Fci per team manager, diventando l’anno successivo direttore sportivo della Santini-Cierre.

Gianni Savio in una vecchia intervista
Addio a Gianni Savio, il principe del ciclismo (Screen Metro TV) – Sportitalia.it

È allora che parte una carriera capace di raccogliere successi e stima in giro per il mondo. Tra gli ultimi corridori scoperti e lanciati c’è il colombiano Egan Bernal, vincitore del Tour 2019 e del Giro 2021. Ma non è l’unico visto che ha avuto il merito di portare alla ribalta personaggi come Cassani e il compianto Michele Scarponi.

Il suo nome c’è dietro a tantissime vittorie anche nei grandi giri: ecco allora che si possono citare i nomi di Masnada e Rebellin, Simoni e Ballerini, ma anche Sierra e Nelson Rodriguez, ancora Parra, e Rujano. Un elenco lungo che non spiega meglio di tutte le parole il dono che aveva Savio, capace di intravedere il talento alla prima pedalata.

Ne ha scoperti e rilanciati di campioni, li ha guidati anche quando è stato chiamato a dirigere le nazionali di Colombia e Venezuela con, nel primo caso, la soddisfazione di portare a casa un successo iridato nella cronometro. Il mondo del ciclismo ora piange il suo principe.

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