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Gasperini vs Motta, la vecchia e nuova scuola del calcio italiano

Si studiano, si stimano da sempre e lo hanno dichiarato pubblicamente diverse volte. Idee e filosofie di gioco simili, la “vecchia” contro la nuova scuola: da una parte Gian Piero Gasperini, dall’altra Thiago Motta. Gestori, più che allenatori: domenica si sfideranno per una gara che potrebbe dire molto in ottica Champions League. Atalanta da una parte, Bologna dall’altra: schemi e concetti similari che potrebbero miscelarsi in una molteplicità di concetti.

L’allenatore dell’Atalanta Gasperini si scaglia a muso duro (ANSA Foto) – Sportitalia.it

Vecchia e nuova scuola

Gasperini ha portato la formazione orobica verso traguardi che, tempo fa, erano assolutamente irraggiungibili. Da squadra anonima di metà classifica, l’Atalanta negli ultimi anni è diventata una certezza, e anche quando il ciclo sembrava ormai finito, ecco che il Gasp ha tirato fuori dal cilindro nuove idee e ulteriori motivazioni per costruire qualcosa di nuovo, seguendo sempre la propria filosofia senza snaturare mai il proprio essere. Ha avuto il coraggio di lasciar andare pedine determinanti del suo scacchiere, con la consapevolezza che dopo aver dato tutto bisogna acquisire nuova linfa per poter creare qualcos’altro di significativo.

Di Thiago Motta se ne parlava bene già tempo fa, quando ha cercato di proporre le sue idee di gioco a Parigi. Poi Genoa e Spezia, fino ad arrivare sotto le due Torri e imporsi come uno degli allenatori del futuro. Joey Saputo, nel 2014, aveva promesso un Bologna competitivo in dieci anni. Detto, fatto. Giovanni Sartori ha studiato e consegnato al tecnico una squadra in grado di poter competere. Motta, fin dal suo arrivo, ha dimostrato idee e coraggio, non ha avuto paura di silurare Marko Arnautovic e Musa Barrow e ha rigenerato tutto l’ambiente, portando la squadra – in pochi mesi – in una realtà che mancava da tanto.

Atalanta e Bologna si sfideranno domenica e in palio c’è molto, e Gasperini e Motta – vecchia e nuova scuola – vogliono continuare a stupire.

Federico Calabrese

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