Ufficialmente rinviati alla prossima estate, gli Europei 2020 sono alle prese con tutte le problematiche legate alla pandemia e la Uefa sta studiando non solo un Piano B ma anche una strategia d’emergenza
Un po’ come sta accadendo per le Olimpiadi di Tokyo, ufficialmente confermate ma sempre in bilico a causa dei gravi problemi legati alla pandemia che il Giappone sta affrontando in queste ultime settimane, l’Europeo 2020 è confermato: ma con riserva.
L’Europeo, il programma lo scorso anno, era stato rinviato a causa delle gravissime conseguenze della pandemia che, purtroppo, non sembrano ancora essere risolte. Il vero problema del campionato continentale di calcio organizzato dalla UEFA, purtroppo, sta nella sua vastissima distribuzione tra numerosi paesi. Un format completamente nuovo, rivoluzionario, creato proprio per l’idea del massimo coinvolgimento del movimento calcistico europeo. Anche in paesi che paradossalmente una fase finale dell’Europeo non avrebbero mai potuto vederle. Come l’Azerbaigian per esempio.
Ventiquattro le città coinvolte, tra le quali anche Roma: dodici i paesi che saranno sede delle 51 partite in programma dall’11 giugno all’11 luglio in una transumanza di squadre e dirigenti. La sede della finale è Wembley che nelle prossime settimane riaprirà timidamente i battenti nel tentativo di poter garantire all’Europeo almeno un minimo di presenza di pubblico (si parla del 30%).
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Ma intanto la UEFA prepara anche a quelle che possono essere considerate delle soluzioni estreme. La prima è quella di ridurre considerevolmente il progetto geografico dell’Europeo condiviso accogliendo la disponibilità di alcuni paesi, in particolare in Francia, Germania e Inghilterra per trasferire in pochi Stati e poche città il maggior numero di partite possibili evitando troppi trasferimenti.
Il secondo piano di emergenza riguarda i calciatori. Gli ultimi focolai, l’Italia ne sa qualcosa dopo le tre partite giocate dalla nazionale di Roberto Mancini nell’esordio al cammino verso i mondiali del Qatar 2022, impongono una riflessione più attenta sullo stato di salute dei giocatori coinvolti. La commissione medica della UEFA, in questo senso, ha chiesto una norma speciale per obbligare tutte le squadre, giocatori tecnici e dirigenti accompagnatori compresi a vaccinarsi obbligatoriamente prima dell’inizio della competizione.
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Si parla di circa tremila dosi in tutto. Un quantitativo che potrebbe essere facilmente garantite da una delle società farmaceutiche. Che a questo punto entrerebbe nel panel dell’Europeo come consulente. L’operazione sarebbe allargata non soltanto agli staff tecnici delle nazionali coinvolte ma anche a giornalisti al seguito. E dunque operatori televisivi, addetti alla logistica delle squadre e degli stadi. Non potendo creare una bolla, impensabile concentrare tutte le partite dell’Europeo in un’unica sede, si pensa di ricondurre l’evento a non più di otto città e di proteggere tutti i partecipanti.
C’è poi un ulteriore opzione, che per ora nessuno in UEFA intende prendere in considerazione. Quello di un ulteriore rinvio, che diventerebbe incompatibile a causa del mondiale dell’anno prossimo. Se non addirittura l’annullamento della competizione. C’è da considerare anche il fatto che per il momento quasi tutti i governi coinvolti dei 12 paesi chiamati a reggere l’organizzazione dell’Europeo hanno espresso parere negativo sull’evento, Italia compresa.
Dell’accesso di tifosi allo stadio, per il momento, non se ne parla nemmeno. Ma, se davvero dovrà esserci un’apertura, questa sarà autorizzata solo e soltanto per i tifosi che saranno immunizzati e vaccinati.
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